Addio Aurora... arriva Rompino

scritto da MaricaR
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L'anteprima stasera non funziona e ci sono dei punti interrogativi di troppo. Non sono stata io
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Testo: Addio Aurora... arriva Rompino
di MaricaR

Mentre l’autobus la sballottava lungo la strada che la portava al lavoro, Giuliana si sentiva, né più né meno, come tutte le altre mattine. ?Si portava appresso il consueto torpore dei pendolari, che cercava di smaltire rubacchiando qualche attimo di sonno lungo il tragitto, standosene seduta un po’ di fianco e con la testa china. 
Sapeva di dover sbrigare una montagna di lavoro ed era rassegnata a passare la sua giornata tra le scartoffie che continuamente arrivavano sulla sua scrivania. 
Erano sempre tante e certi giorni le era negato anche il sollievo di quella sorta di bevanda che, pomposamente, il distributore automatico indicava come “caffè espresso” 
Ma quella mattina le cose non andarono come di consueto. Arrivata a destinazione aprì la porta del suo ufficio e, come al solito, si diresse verso l’attaccapanni per appendere il soprabito, senza guardarsi intorno. Quando si girò restò immobile per un attimo; notò un ingombro, di notevoli dimensioni, poggiato sulla scrivania.
“Che sarà mai?” si domandò. Tolse il telo che lo copriva e…
…apparve un computer. 
Forse si sbagliava ma le sembrò che “il mostro” la guardasse beffardo. Sembrava provocarla dicendole: “vediamo ora che fai!” E che poteva fare la recalcitrante Giuliana? Glielo avevano messo sotto al naso. Lo accese e lo guardò di sottecchi, con malcelata  rabbia, perché secondo lei, da quel monitor traspariva soddisfazione. Da persona pratica si disse "Bene, cara mia... adesso non hai più scuse." ?Non aveva mai voluto saperne di abbandonare la sua cara Aurora con il pennino d’oro, regalo di laurea,  per passare alla tastiera.  Aveva resistito con tenacia a tutti gli attacchi che le arrivavano da più parti, ma ormai si sentiva un topo in trappola. Si rese immediatamente conto che se voleva continuare il suo lavoro, senza perdere prestigio, doveva necessariamente fare i conti con il progresso tecnologico.
A un uomo, nella sua stessa posizione, avrebbero perdonato di non  sapere usare il computer ma una donna, che ha la pretesa di occupare un posto di responsabilità, deve avere tutte le carte in regola, anzi più che in regola, altrimenti i lazzi, i frizzi e le risatine si sarebbero sprecate. Sapeva benissimo che tutti quei parrucconi più vecchi di lei, per giustificare la loro frustrazione nel vedersi dirigere da una donna, la mandavano continuamente a fare la calzetta. Se avesse rifiutato ancora il computer sarebbe diventata, a pieno titolo, lo zimbello di tutti. 
A questo pensiero si girò verso l’ospite invadente, come se parlasse a tutti i suoi dipendenti, e gli dichiarò guerra: “Vedremo chi vincerà!” 
I primi tempi furono una vera tragedia: cliccava a caso sulla tastiera, litigava con se stessa perché le lettere comparivano a volte maiuscole, a volte minuscole, si perdeva il lavoro svolto: qualche volta perché dimenticava di salvarlo, altre perché non sapeva dove andarlo a cercare. Apriva tante di quelle finestre contemporaneamente che il PC si bloccava. Allora veniva presa da forti attacchi di nostalgia per la sua  penna ma sapeva di non potersi arrendere e, mogia mogia, chiamava Mauro, il tecnico di laboratorio che con due o tre clic rimetteva tutto in funzione. Che rabbia! Come faceva Mauro a dominare così bene quella macchina diabolica?
“Presto imparerà anche Lei, perseveri” e la lasciava nel suo mare di guai.
Quando succedeva questo si prendeva qualche minuto di pausa, salutava Rompino, così lo aveva chiamato, dicendogli “a dopo”, in tono di sfida, e andava a prendersi quel sedicente “caffè espresso”.

??P.S. Questo è stato il mio primo impatto con la tecnologia.

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